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Atelier del pittore – Gustave Courbet

Atelier del pittore

“Allegoria reale che fissa una fase di sette anni della mia vita artistica e morale”, conosciuta come “Atelier del pittore”, di Gustave Courbet.

Una delle opere più famose e importanti di Gustave Courbet è “Allegoria reale che fissa una fase di sette anni della mia vita artistica e morale“, meglio conosciuta come “Atelier del pittore“. L’opera è attualmente conservata al Musée d’Orsay (Parigi).

L’ “Atelier dell’artista” è un dipinto enorme (circa 3,5 m x 6 m) in cui Courbet rappresenta ciò che è oggetto della sua arte e come si deve concepire l’arte.

Possiamo dividere il quadro in 3 gruppi distinti di persone.

Sulla sinistra trovano posto i “diseredati”, coloro i quali vivono in precarie condizioni economiche, non riescono a comprendere la sua arte e non hanno cultura: sono la gente comune e gli operai. Courbet li definisce “la gente che vive della morte” perché sono soffocati dalle passioni, dai beni materiali ma anche dalle religioni.

Sulla destra ci sono invece gli “amici” dell’autore, definiti come “la gente che vive della vita” poiché sono vivi intellettualmente e simboleggiano l’amore, la filosofia, la poesia e la letteratura.

Il “cuore” del dipinto è, però, al centro: qui troviamo una rappresentazione dell’autore stesso intento a dipingere un paesaggio naturale (che ancora doveva realizzare) e, ad osservalo, un bambino ed una donna nuda. Il quadro che sta dipingendo è più nitido del dipinto stesso, ciò è dovuto al fatto che Courbet, nel resto dell’opera, utilizza una pittura polverosa che non delinea bene le figure. Il bambino simboleggia il “guardare il mondo con gli occhi di un bambino“: con ingenuità, in modo obiettivo e senza giudicare sulla base di regole accademiche o di studi particolari (in Courbet vengono meno i riferimenti all’arte classica). La donna nuda rappresenta la Verità e la realtà: ciò che dipinge l’artista non è altro che nuda realtà e per questo motivo la donna non è idealizzata ma è rappresentata con grande realismo e, quindi, in modo oggettivo. Probabilmente Courbet riprende la figura della donna da una fotografia che gli fu inviata da un amico.

Tra i personaggi sulla sinistra troviamo un rabbino che fa riferimento, chiaramente, alla religione (insieme alla figura del prete dietro di lui, che indossa un cappello saturno) ma che inoltre simboleggia, con lo scrigno di legno che ha tra le mani, l’avidità degli ebrei e la loro conseguente emarginazione sociale. Troviamo poi un bracconiere, con due cani ai piedi, che rimanda allo svago ma anche a quello che era uno dei divertimenti dei nobili ovvero la caccia. L’uomo rivolge lo sguardo verso il basso, dovo sono collocati un cappello piumato, un violino e un coltello, simboli del Romanticismo ormai superato. Al centro del gruppo c’è un mercante, simboleggiante l’attaccamento ai beni materiali, che sta vendendo delle stoffe ad un vecchio, probabilmente il nonno viticoltore di Courbet (il cappello cilindrico che indossa era tipico dei viticoltori). Dietro troviamo una prostituta e un pagliaccio che alludono al degrado della società (ma anche alla falsità).

La figura più emblematica è la donna irlandese che allatta un bambino, chiaro richiamo alla grave situazione dell’Irlanda di quel periodo. L’ “Atelier del pittore” fu realizzato nel 1847 e nel periodo che va dal 1845 al 1849  ci fu la “Grande Carestia Irlandese“, provocata da un aumento demografico associato alla scarsità di raccolti, soprattutto di patate (che furono colpite da una grave patologia), e che portò alla morte di molti irlandesi.

Sul muro dietro il gruppo di sinistra troviamo un manichino che richiama ad un Cristo o a un San Sebastiano alla Colonna ma rappresentato in una posa innaturale: Courbet ci vuol far capire come le regole dell’arte classica siano insopportabili. Troviamo poi un teschio, su alcuni fogli di giornali, che riprende la frase di Proudhoni giornali sono i cimiteri delle idee“.

Proudhon fu un politico e filosofo francese che influenzò il pensiero di Courbet, di cui era amico: ne ritroviamo una rappresentazione nel gruppo di destra a simboleggiare la filosofia.

Altre figure di questo gruppo sono quelle di Baudelaire, intento a leggere un libro e con un altro libro poggiato sul tavolo accanto, e quella di Champfleury, scrittore che trattò il realismo ritratto seduto su uno sgabello, che rappresentano la letteratura. Ci sono due borghesi, vestiti in modo elegante, che alludono al buongusto. In particolare il vestito decorato della donna è realizzato attraverso l’utilizzo di una pittura materica (in cui la pittura ha un suo spessore), così come i panni a terra in primo piano. C’è inoltre una coppia di innamorati che simboleggia l’amore.

La figura più importante di questo gruppo è però il bambino disteso a terra e semi-nascosto ai piedi di Champfleury: è colto mentre è intento a rappresentare qualcosa e allude all’ apprendimento libero dalle strutture accademiche e da condizionamenti esterni.

 

La luce nell’opera entra “fisicamente” dall’apertura sulla destra ma in realtà è diffusa e molto attenuata: ciò consente di creare zone illuminate e altre in ombra che risultato essere , rispettivamente, realizzate con grande precisione e appena accennate.

Nell’ “Atelier del pittore” troviamo tutti i generi di Courbet: la rappresentazione di paesaggi e di animali, il ritratto e la veduta di interni.

 

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